La scuola dei progetti

Crediamo necessario , prima di affrontare una qualsiasi ipotesi di lavoro con la quale cercare di dare una risposta al problema relativo al l’integrazione dei disabili intelletttivi nella scuola media superiore, occorre fare una riflessione per comprendere in quale contesto culturale si debba inserire la possibile risposta.

Il modello su cui si è retta la scuola superiore, sino a pochi anni fa in modo incontrastato, è quello che potremmo definire della "scuola organismo", dove la norma ha valore prescrittivo e si caratterizzava per la rigidità del curriculum e per i suoi programmi predefiniti dagli organi centrali.

Questo modello di scuola, è andati in crisi quando si è passati dalla scuola di "élite" a quella di "massa", cioè ad una scuola superiore rivolta sostanzialmente a tutti. Poiché, però, a queste nuove esigenze e cambiamenti non hanno fatto seguito le opportune riforme normative , si è sviluppato un modello organizzativo ben definito e, spesso, non privo di contraddizioni, che, eludendo la norma, ha cercato di superare i limiti di rigidi curriculum, dove ciascuno fa un po’ quello che vuole, o che riesce a fare e dove la regola viene rispettata solo nei suoi aspetti esteriori e formali.

Sia pur tra mille difficoltà, ci stiamo avviando, in modo sempre più evidente, verso un modello sistemico di scuola: una "scuola sistema" complesso, dove la norma sia solo più intesa come atto di indirizzo e dove il curriculum sia frutto di una progettazione di istituto che faccia riferimento al tempo ed al territorio in cui l’unità scolastica è inserita.

Non più programmazione standard, ma percorsi formativi, che tengano conto dei bisogni degli studenti. Se questo vale per i cosi detti normali, a maggior ragione deve essere tenuto presente quando si inserisce un disabile.

Questa scuola ha come caratterizzazione la progettazione di istituto. La diversità tra questa e la programmazione settoriale è che essa coinvolge e vincola tutto il collegio, che diventa anche il garante della sua fattibilità .Elementi essenziali di questo modello organizzativo sono le "figure di sistema: tra queste va annoverato l’insegnante di sostegno.

L’ambito metodologico in cui ci stiamo muovendo è caratterizzato da un momento di progettazione, azione, ricerca ed integrazione.

Questo modello operativo è caratteristico della progettazione di "qualità". Anche nella scuola si dovrà arrivare ad operare secondo questi principi: per progettare un percorso formativo non è sufficiente la formulazione di una ipotesi di lavoro da farsi una volta per tutte, ma essa dovrà essere caratterizzata dalla continua revisione e dal costante miglioramento del processo.

PROGETTAZIONE

 

Progettare, secondo questa logica, significa fare un’analisi e una riflessione sui bisogni, poi occorre contestualizzarli: ossia "leggerli" nell’ambito del contesto riferito alle istituzioni e alle persone che in essa operano. Questa è la progettazione che "tipizza" l’attività di ogni singolo istituto.

L’altro elemento caratterizzante la progettazione di "qualità" è l’esplicitazione del processo: si tratta di indicare in modo puntuale gli obiettivi, unitamente alle risorse umane e materiali, agli strumenti, alle strategie e ai tempi per il loro perseguimento. In fase progettuale tutte queste cose vanno definite e motivate in modo da permetterci di verificare il raggiungimento degli obiettivi nelle varie fasi di realizzazione del progetto e tale da consentirci di comprendere quali sono stati i punti "deboli" che potrebbero aver impedito il raggiungimento di quanto inizialmente previsto.

AZIONE

L’Azione è l’attivazione del percorso: si parte sulla base di un’ipotesi di lavoro e si comincia concretamente ad operare. Un altro elemento dell’azione è l’attivazione dei momenti di raccordo tra gli enti che interagiscono nella realizzazione del processo. Ulteriore aspetto dell’agire è la raccolta dei dati.
Infine è necessario individuare gli indicatori di processo: essi mi indicano se il lavoro che sto facendo procede in modo coerente agli obiettivi prefissati.

RICERCA

La Ricerca è la riflessione sui dati: analizzo gli elementi che emergono dagli indicatori, procedo ad un’eventuale rielaborazione della progettazione, se necessario ridefinisco il percorso formativo. Questo perché non posso pensare di lavorare sull’handicap intellettivo riferendomi unicamente all’ipotesi di lavoro iniziale. Devo essere disponibile a ridefinire il percorso formativo ogni qual volta questo si renda necessario.
Ricerca significa anche individuare gli sbocchi lavorativi, preoccuparsi di dove porti il progetto: esso non può essere come un "autostrada nel deserto", ma deve condurre da qualche parte, se alla fine non ha come meta l’inserimento lavorativo, diventa inutile ed, in quanto crea illusioni, pericoloso.
Obiettivo intrinseco e fondamentale del nostro lavoro è quello di sviluppare "un progetto di vita. La cosa peggiore che si verifica in presenza di un handicap intellettivo e quella di non più a pensare, per lui, in termini di progetto di vita. Crediamo che il vizio culturale di fondo dell’integrazione alle superiori, sia di considerare la frequenza del disabile sostanzialmente come a un parcheggio: cioè un atteggiamento educativo incentrato ancora sul rapporto affettivo, sul "Vogliamo bene agli handicappati", anziché fondarsi su una ipotesi di lavoro che faccia riferimento al progetto di vita,ossia che tenga conto del ruolo attivo che l’individuo dovrà svolgere all’interno della società. Questo è un diritto di ogni persona, comprese quelle con deficit: esse sono prima uomini e poi disabili.

FINALITA'

La finalità di questo nostro lavoro è stata quindi quella di sviluppare, anche per i disabili intellettivi, un percorso formativo che avesse al centro il "progetto di vita" di ciascuno ed al quale finalizzare tutta l’attività educativa formativa, riabilitativa.
Finalizzare secondo un progetto di vita significa recuperare al ruolo originario di educatori tutti i docenti ed anche i genitori.